relazione con le trame che fanno da sfondo. Il fascino sprigionato dall'energia generata dall'accostamento di campi cromatici conduce Soto a trovare il modo di introdursi in esso, di estenderlo nello spazio fino ad avvolgere lo spettatore. Comincia a moltiplicare il numero di aste e fili di nylon che non solo coprono lo spazio fisico ma ne evidenziano la densità e al contempo lo dissolvono attraverso gli effetti luminosi provocati dal movimento tra gli elementi. Crea così, verso la fine degli anni Sessanta, i primi "Penetrables" opere in cui il pubblico si può muovere all'interno di un monocromo espanso.
     Questi lavori continuano le ricerche iniziate circa vent'anni prima. Soto, in realtà, non ha mai considerato l'ipotesi di ritenere il problema risolto in maniera definitiva. Nell'arco di circa cinque decenni di attività artistica, egli riprende liberamente i temi iniziali della sua ricerca incorporando, di volta in volta, nuove alternative a "una ricerca in movimento".
                                                                          cristianocalori@tiscali.it
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