"AL FA FRECC..."
                                              di Gaudenzio Rovaris

     "Ridurre di un grado la temperatura delle case ed uffici..." Così una delle deliberazioni del Consiglio dei Ministri per affrontare l'emergenza! Che problema ridurre il riscaldamento! Ne hanno fatto addirittura tema di dibattiti politici su varie reti televisive. Ci siamo abituati ad avere nelle nostre case temperature alte, finestre aperte, speco di energia. Chiederci un piccolo sacrificio alla vigilia delle elezioni dimostra una carenza del governo, come se fosse lui a determinare il clima di questo periodo.
     Nei giorni scorsi ho rivisto il film "L'albero degli zoccoli" ed ho ricordato la mia casa da piccoli borghesi di Borgo di Terzo e le cascine di Bolgare, molto simili a quelle che Ermanno Olmi ci ha descritte con tanta maestria, suscitando anche in chi non è più giovane ricordi e malinconia: "forse stavamo meglio quando stavamo peggio." Ricordo gli inverni di allora, le nevicate, i ghiacci sulle strade,


le "slitarole di ghiaccio", le slitte artigianali con le quali scendevamo dalle piccole alture vicino al paese, i grossi maglioni di lana o i "pelandru" [cappotti per modo di dire] con cui ci coprivamo: a pensarci mi sembra che oggi non siamo proprio più capaci di adattarci alle stagioni.
     La casa della mia infanzia, bella per i tempi, con stanze grandi e luminose, non aveva
Vita nella stalla (dal film: "L'albero degli zoccoli")
caloriferi; ci si scaldava con la stufa nella cucina, dove si trascorreva la maggior parte della giornata e con la "monega" [una impalcatura che proteggeva le lenzuola e le coperte da scaldini in rame riempiti di brace] o con il mattone refrattario riscaldato nel forno della cucina ed avvolto in stracci. Le cascine avevano due locali "vissuti": le grandi cucine con un grande camino, attorno al quale a volte c'erano dei sedili in pietra, e le stalle; ricordo i pentoloni di minestrone perennemente fumante sul camino, le chiacchierate su questi sedili scaldati dal tepore del fuoco vivo e le lunghe ore trascorse nelle stalle dove non mancavano le donne che lavoravano a maglia o ricamavano, gli uomini che rigovernavano le bestie o riparavano gli attrezzi della campagna, i bambini che giocavano, ma anche i pettegolezzi e i canti popolari nelle lunghe serate d'inverno. Poco prima di andare a letto la "nona" "la comincia ol rosare", rigorosamente in latino, con strafalcioni vari e richiami continui, tipo "fa sito bambos...", ai bambini che litigavano tra loro.
     Non c'era bisogno di risparmiare energia... Ricordarlo oggi sembra proprio di essere diventati vecchi!
 
 
 
 
 
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