apparecchi polifunzionali per la registrazione analogica o digitale, audio e video, e sui masterizzatori di supporti pagheremo il 5% del prezzo di vendita. Infine, sui telefoni cellulari con funzioni Mp3, Mp4 pagheremo Euro 5,15 (da 10 a 20 GByte) o euro 6,44 (da 20 a 40 GByte). L’equo compenso si fa più gravoso sugli hard disk esterni sui quali possiamo arrivare a pagare anche Euro 28,98 se acquistiamo un hard disk multimediale con ingresso ed uscita audio/video per la registrazione e riproduzione su TV o Hifi con capacità maggiore di 250 GByte.
     Scorrendo l’elenco dei dispositivi tassati, notiamo che sono stati inclusi anche elementi accessori, quali le memorie trasferibili e removibili come quelle utilizzate nelle macchine digitali e nelle videocamere, le chiavette Usb, utilizzate tantissimo anche in ambito professionale, e i dischi Blu-Ray. La tassazione su questi ultimi prodotti fa veramente sorridere: se l’equo compenso è dovuto per legge in quanto vengono riprodotti in forma privata opere protette da copyright, perché dobbiamo pagare una tassa su di una scheda SD vergine sulla quale registreremo nostre immagini o nostri filmati? Non sono forse di nostra proprietà? E allora, se siamo noi gli autori delle foto e dei video quali diritti d’autore abbiamo violato?
     Come si può ben intuire, il ministro Bondi con l’approvazione di questo decreto non ha di certo l’intenzione di tutelare i diritti degli autori, bistrattati (secondo loro) dal mercato nero della pirateria e dello scarico illegale dei files… pare invece lampante che l’unica associazione che trarrà beneficio da questa operazione è la Siae: si è stimato che il gettito annuo d’incasso della stessa passerà da 70 milioni di euro (l’incasso derivante dall’equo compenso sui Cd e Dvd) ad un introito stimato non inferiore a 300 milioni di euro! Superfluo ricordarlo, per l’industria hi-tech, già fortemente provata dalla crisi economica che ha rallentato tutti i consumi, questo decreto è una bella batosta, in quanto i consumi subiranno un ulteriore rallentamento causato dall’aggravio dei costi dei prodotti. E in tutto questo balletto di balzelli, il consumatore finale mette mano al portafogli e paga.
     Se vogliamo analizzare anche il concetto di “diritto d’autore” notiamo che, così come specificato sul sito ufficiale della Siae, lo stesso è “lo stipendio spettante a chi crea un’opera, sia essa musica, film, romanzo o sceneggiatura teatrale”. Bene, allora qualcuno ci spiega perché in Italia, stante quanto riportato da “Il Corriere della Sera” in una loro inchiesta, su 85.000 autori solo 3.000 percepiscono il diritto d’autore? Inoltre, perché molti artisti di successo lamentano di essere sotto pagati dalla Siae per le loro opere?
     In Francia, paese al quale il ministro si è ispirato per il decreto, il 75% degli introiti derivanti dalla tassa vengono versati all’autore, mentre il restante 25%

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