Ricordo benissimo il momento in cui tutto è avvenuto: sono entrata nel suo studio con in mano le mie partecipazioni, pensavo che, dati i sette anni di lavoro trascorsi presso di lei e il rapporto di totale fiducia che aveva sempre mostrato nei confronti del mio operato, fosse opportuno chiederLe di essere presente in un giorno così importante.
     Lei ha preso la busta che conteneva la partecipazione e dopo una lettura veloce è esploso in una sonora risata. Io non capivo il motivo di tanta ilarità e davanti alla mia perplessità mi ha comunicato che ero licenziata.
     La mia mente dopo un breve stallo ha ripreso a funzionare e Le ho chiesto dei chiarimenti che gentilmente si è premurato di darmi: ”le donne che si sposano poi fanno i figli e questo causa un disagio all’ufficio, pertanto ora mi devi firmare una lettera di dimissioni che io comunque non userò subito, ma terrò nel cassetto per darti il tempo di trovare un altro lavoro.”
     Con il briciolo di dignità che mi rimaneva, l’altra era rimasta impigliata sotto la suola delle sue scarpe come quando si calpesta una cicca, gli ho risposto che non avrei firmato nessuna lettera di dimissioni e che avrei sicuramente cercato un nuovo lavoro, liberandola da questa preoccupazione.
     Si premurò allora, in modo cortese, di mettermi in guardia da una qualsiasi azione legale nei suoi confronti, facendomi presente che essendo un avvocato e anche un giudice onorario, avrebbe potuto portare avanti anni una procedura dagli esiti incerti e in caso di riassunzione forzosa, poi avrebbe provveduto lui personalmente a rendermi la vita in ufficio alquanto spiacevole.
     Ora come vede sono pronta a firmare le mie dimissioni, senza rancori, l’ho perdonata anche per tutti i problemi che ho dovuto affrontare in seguito a quell’evento, sono dimissioni ormai rese pubbliche e spero comunque che ovunque lei sia in questo momento, inferno o purgatorio, le tornino utili.
     Cordiali saluti.

     La sua ex segretaria

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