del primo codice legislativo della storia, fu il sesto sovrano di questa prima dinastia babilonese. Nelle lingue semitiche, la parola “bâb” significa “porta”; mentre il termine “el” vuol dire “dio”. Ora, Babilonia deriva da Babele, ossia da “Bâb-el”, quindi: “La porta di Dio”. Dunque, una città magica, carica di valori religiosi, un luogo concepito letteralmente come una scala, un transito diretto tra terra e cielo, tra mondo dei mortali e mondo della divinità. Fu per questo che Nabucodonosor (605-562 a.C.), il sovrano più famoso della seconda dinastia babilonese, concepì l'idea di creare a Babilonia un'immensa area di culto, detta Esagila (il “Tempio dall'alto tetto”), che consacrasse per sempre il primato della città come capitale religiosa del mondo. Dette quindi inizio alla costruzione di una ciclopica cinta muraria e di una serie impressionante di templi dedicati alle maggiori divinità, ma il più possente, il più elevato e importante di tutti i templi doveva chiamarsi Etemenanki, che vuol dire “Dimora del fondamento del cielo e della terra”, e si doveva dedicare a Marduk, il “Figlio del sole”, protettore della città di Babilonia e dio supremo dell'olimpo babilonese.
     Fu così che ebbe origine il mito biblico della Torre di Babele. Sì, perchè quando gli ebrei, trascinati in schiavitù a Babele da Nabucodonosor nel 587 a.C., videro la gigantesca torre di Etemenanki, credettero di ravvisare in essa un empio progetto di sfida al cielo, quasi un elevarsi della superbia umana contro il dominio inviolabile dell'unico Dio. Cerchiamo allora di capire meglio cosa doveva essere effettivamente il favoloso tempio di Marduk che tanto impressionò la fantasia e l’indignazione degli ebrei.
     L'antica Babele o Babilonia è oggi una grandiosa area archeologica situata circa a metà della strada che collega Baghdàd con la città di Najàf. L'opera di ricostruzione dell'Esagila, voluta dal governo iracheno nei passati decenni, ha prodotto effetti quasi deliranti. Il giornalista Marco Roncalli (mio caro amico e pronipote del “papa bergamasco” Giovanni XXIII, di cui abbiamo pubblicato la biografia nel dicembre 2011), che pochi anni dopo la prima Guerra del Golfo riuscì a percorrere da nord a sud tutta l'antica Mesopotamia, ha scritto nel bellissimo libro “Il Tigri e l'Eufrate, i fiumi del Paradiso”: “Sui resti della doppia cinta muraria un tempo lambita dall'Eufrate sorge oggi un'imponente e regolare cortina di mattoni, interrotta qua e là dall'astratta geometria delle porte. All'interno poi, dove il Dipartimento delle Antichità iracheno ha agito senza limiti, regna una spazialità artefatta e innaturale: nessuna delle grandi superfici architettoniche denuncia il minimo dettaglio ricostruttivo autentico: solo finte grandiosità in stile hollywoodiano, e poco altro. Di fronte a tanta

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