Durante il tragitto, scorgo sulla sinistra una porta di ferro con doppia anta, la quale, essendo aperta, mostra un tunnel scavato nella roccia, illuminato da una serie di lampade a corrente distanti fra loro circa un metro. Dodici passi oltre la soglia d'ingresso, una curva nasconde la visuale di ciò che si trova di seguito. Per pochi istanti sono riuscito a scorgere un gruppo di persone svanire proprio dietro quella svolta e tutto ciò accentua la mia curiosità.
     In teoria è un luogo precluso al pubblico, come afferma un cartello posto sull'ingresso, inoltre, quando passai di qui diversi anni fa, questa porta era chiusa. "Dunque quella gente? E la mia inarrestabile curiosità? Pazienza!"
     Qualche minuto dopo siamo finalmente dinanzi ad uno spettacolo entusiasmante: la diga in tutta la sua maestosità. Salirvi sopra non è possibile purtroppo, ma mi accontento di vederne la completezza. Noto ai suoi piedi un grosso tubo di cemento seminterrato e mi domando se serva per il drenaggio dell'acqua. Mi sembra scontato che bisogna scattare almeno una fotografia, così mi accingo a salire su una sporgenza che si affaccia nel vuoto, in modo che Marta possa impressionare me con lo sfondo di tutta la chiusa. Nonostante tale protuberanza sia di almeno quattro metri quadrati, esclamo ad alta voce di fare presto perché ho paura.
     A differenza di quattro anni fa, il sentiero che ci ha condotti fin qui non è sbarrato, possiamo così continuare la nostra giornata ricca di scoperte e di emozioni. Così, dietro ad una curva, scopriamo il locale in cui si ferma la funicolare, usata esclusivamente dal personale dell'Enel ed anche un'abitazione a loro riservata. Sulla destra però, guardando oltre il pendio solcato dalla linea irregolare di un sentiero, si presentano ai nostri occhi un'altra diga, una struttura di contenimento della forza idrica, un altro vecchio androne, un laghetto e diversi canali occupati dalla veemenza dell'acqua in movimento.
     Marta nemmeno mi chiede se scendiamo a curiosare, perché sa che non rinuncerei mai ad un piacere simile.
Scesi ormai sul ciglio di questa nuova e più piccola chiusa, mi accorgo che c'è la parte finale del condotto in cemento seminterrato descritto precedentemente. Da qui posso rispondere da solo al dubbio sorto prima: la sua utilità non riguarda minimamente il drenaggio dell'acqua, ma è un'altra via di accesso per la diga maggiore, probabilmente usato quando la zona è coperta di neve. Per essere più precisi, ci si può spostare dall'androne che si trova a questa quota alla chiusa senza dover uscire all'esterno.
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