"Per rendere veramente più sicura la Dakar, credo
bisognerebbe disputarla con moto più leggere."

                                 di Silvia Ferrari
     Tempo da lupi, nevica come raramente si era visto a Bergamo. Ben stretti nei nostri cappotti ci avviciniamo all'ingresso della KTM Farioli, sede dell'omonimo team motociclistico. Il tempo di chiuderci alle spalle la pesante porta blu e.il freddo è presto dimenticato.
     Siamo in un'ampia sala, al centro della quale troneggia una magnifica KTM Adventure di un lucido arancione. Dietro questa "belva" a due cilindri, una serie di capi di abbigliamento per motociclisti: tute di pelle, giubbotti, zainetti, affiancati da una piccola vetrina in cui, come i gioielli della corona, sono esposte parti speciali in carbonio dedicate agli amanti del tuning, ovvero

dell'elaborazione delle moto. I trofei in bella mostra sulla vetrina, conquistati da Fabio Farioli, ricordano che qui, oltre ad essere in un'azienda, siamo in una piccola famiglia di appassionati. Infatti, dopo questo breve sguardo per orientarci, veniamo subito accolti gentilmente dagli impiegati e dallo stesso Fabio. Appena precisiamo che ci troviamo lì per intervistare Giovanni Sala, pilota di punta di

KTM Farioli, parte un tam-tam di voci: "È arrivato il Giò?", "Qualcuno ha visto il Giò?" Inframmezzate da frasi in vernacolo. Sala non c'è ancora, ma l'attesa non dura che pochi minuti: colpa della neve, che rende poco agevoli le strade. Personalmente, sono un po' emozionata; non capita tutti i giorni di essere accolti nel gotha del motociclismo orobico, ma quando Giovanni entra in KTM, sembra essere arrivata una ventata di gioiosa informalità: saluta allegramente, ha una battuta per ciascuno, infine si rivolge a noi con un sorriso schietto e aperto, da vero bergamasco. Dopo le presentazioni, ci dirigiamo verso un piccolo ufficio situato sul retro, con le vetrate che danno sull'officina-deposito. Così, tra carene arancioni ed odore di benzina, cominciamo l'intervista, "senza domande troppo difficili, eh!" mi ammonisce sorridendo Giò. "D'accordo!"
     Una carriera lunga e densa di vittorie per te, orobico classe 1963.ce la racconti? "Ho iniziato a correre a 16 anni con un Fantic 50, spinto dalla passione nata durante la mia infanzia a Gorle, ammirando le gesta di Blissani, un campione dell'epoca. Nel 1981 vinsi il mio primo titolo nell'enduro, poi, spinto

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