LA PANDEMIA PRETESTO PER LA MALAINFORMAZIONE
                                  di Pierluigi Piromalli

     La popolazione mondiale sembra essere riuscita a superare, anche questa volta, l’ennesima terribile prova della tanto temuta pandemia globale, attesa come una punizione divina, generata dal nuovo ceppo di influenza generatosi tra i suini, ribellatisi forse al loro triste destino di finire affettati e arrostiti sui tavoli di mezzo mondo. Il Messico, amena meta di vacanze caraibiche agognate dal vecchio continente, è balzato agli onori delle cronache poiché dal suo territorio ha avuto inizio il contagio che a macchia d’olio si è esteso fino ai confinanti Stati Uniti, costringendo le autorità messicane a chiudere attività pubbliche, paralizzando l’economia nazionale e spaventando, dopo l’epocale crollo delle Torri Gemelle, anche il povero Barak Obama, preoccupato per analoghi casi segnalati in California e a New York.
     Ovviamente, come successe per le nuove pesti del duemila, quali la Sars e l’influenza aviaria, i mezzi di informazione si sono prodotti in una martellante campagna mediatica che non ha risparmiato neanche l’Organizzazione Mondiale della Sanità che, quanto ad allarmismi, è sembrata una scheggia impazzita della carta stampata e della televisione. L’OMS svolge certamente un ruolo delicato di verifica e di coordinamento con tutte le strutture sanitarie nazionali e ha adottato un codice di allerta che non sempre viene recepito correttamente. L’innalzamento fino a rischio quattro, ovvero la trasmissibilità dell’infezione da uomo a uomo, ha scosso l’opinione pubblica atterrita dalla prospettiva di una imminente pandemia che rievocasse la Spagnola degli inizi del secolo scorso. Ovviamente i paragoni con tale evento sono oggi improponibili se si raffrontano due diverse metodologie di cura riferite, peraltro, ad una fase storica nella quale gli strumenti di contrasto erano pressoché inesistenti.
     Il monitoraggio del virus suino, ribattezzato, forse per ragioni estetico-linguistiche e facendo ricorso ad una terminologia più musicale ed appropriata come “nuova influenza”, è stato seguito con una certa enfasi e preoccupazione e mentre in Europa cominciavano le segnalazioni dei primi casi infetti, in Italia si attendeva spasmodicamente che ciò avvenisse per far finalmente trionfare il gusto della notizia-allarme che penetrasse violentemente nelle case degli italiani. Già all’epoca della Sars e soprattutto dell’aviaria, dopo morie di centinaia di migliaia di volatili abbattuti per aver contratto il morbo, ci si era resi conto che gli allarmismi erano ingiustificati se non altro perché quei virus potenzialmente pandemici non erano trasmissibili da uomo a uomo. Come sussurrato dagli addetti ai lavori e da esimi virologi non v’era, infatti, ragione per continuare a tenere in uno stato di perenne allerta la popolazione mondiale

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