IL QUIETO VIVERE DI UNA VOLTA E LA BEATA IGNORANZA
                                  di Emanuela Fornoni

     Riflettevo tra me e me questa mattina, in quei rari momenti di quiete che mi godo, per assurdo, quando sono ferma in coda nel bel mezzo del traffico. Forse il sapere che non posso muovermi, che non posso andare né avanti né indietro, e l’essere costretta a stare ferma, mi permette di lasciare scivolare via i pensieri… e l’appuntamento mattutino della coda è diventato ormai quasi una necessità per stare con me stessa. Piccole soddisfazioni quotidiane che ti fanno sentire un po’ privilegiata e al contempo un po’ matta…
     Tornando a noi. Questa mattina, appunto, riflettevo su quel che sta accadendo nel mondo oggi. Da un paio d’anni a questa parte si è verificata un’escalation di terremoti, inondazioni, catastrofi naturali tali che di volta in volta sterminano migliaia di persone. Sembra quasi che la Terra, a scossoni, stia cercando di scrollarsi di dosso l’umanità proprio come fa un cane quando si gratta via le pulci… Non ho mai creduto che nel 2012 il mondo finirà, però, comincio a credere che questo susseguirsi di avvenimenti sia ben lontano dall’esaurirsi e che forse, a questo mondo, non c’è proprio posto per tutti.
     La natura, la nostra Terra, mi pare si stiano ribellando come se l’umanità, sua ospite, abbia tirato un po’ troppo la corda e lei voglia ritornare ad essere libera. Forse nel 2012 non finirà il mondo, ma accadranno, di volta in volta, altri fatti che sconvolgeranno l’umanità e lasceranno in vita solo i più forti, i più meritevoli si spera, comunque, come in una sorte di selezione naturale. Forse chi rimarrà sarà in grado poi di capire che abbiamo esagerato e di tornare su dei binari giusti.
     La mia attenzione, a questo punto del mio elucubrare, si è fermata su un bimbetto di poco più di due anni, in braccio alla sua nonna alla fermata dell’autobus, e mi ha fatto tenerezza. Lei, se pur anziana, ha vissuto una vita intera e lunga. Ha conosciuto la guerra, la fame forse, avrà sicuramente sofferto come tanti per la prematura perdita di un caro familiare, ma, nonostante tutto, i suoi anni della gioventù saranno stati spensierati magari come quelli della mia nonna, che riusciva a divertirsi e giocare andando a raccogliere le castagne, trascurando il fatto, o dimenticandosene per qualche ora, che le castagne erano l’unica fonte di sostentamento per lei e la sua famiglia, dato che, a causa della guerra, mancava il pane e non c’era praticamente altro da mangiare se non castagnaccio.

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