stendere e dormire. Sicuramente il tutto è dovuto anche a della stanchezza arretrata, causata dalla mia permanenza nella stanza 238 e dall’accumulo delle precedenti somministrazioni.
     Il mio compagno mi raggiunge nel primo pomeriggio, mentre io continuo con il mio dormiveglia, non ho la forza di fare altro, né lavorare, né leggere, né qualcosa con il computer che possa anche essere maggiormente piacevole, nulla altro che dormire. Solo verso sera mi riprendo, finalmente.
     Martedì 31 agosto ho la medesima somministrazione, ma la reggo meglio. Al termine delle flebo mi faccio un pisolino di qualche ora, poi sono nuovamente attiva. Piano piano anche il mio stomaco inizia a sistemarsi. Non ho mai perso appetito, ma ho iniziato una dura selezione nei confronti del cibo: c’è quello che mangio di gusto o che mangerei se ci fosse e quello che non posso nemmeno vedere.
     Sto sempre impazzendo perché ho voglia di tornare a casa, ma mercoledì è una bella giornata. Alle 11:30 il mio amore è già qua a farmi compagnia. La somministrazione la reggo molto bene, sempre con una oretta di pennichella appena finita. Arriva in fretta la sera e lui se ne va. Stanotte, non ce n’è, non riesco a dormire, sono attiva e vigile.
     Il giorno seguente, parlando con il dottor Poggi, capisco il perché della mia insonnia: mi hanno dato un qualcosa che mi ha recato iperattività. Via, non si prende più. Sostanzialmente il mio problema è la pressione alta, non riescono a controllarmela, è un po’ un cane che si morde la coda, non possono diminuirmi i farmaci che me la fanno alzare a causa della terapia che sto facendo e, allo stesso tempo, devono imbottirmi di pastiglie per tenermela controllata. Oggi, giovedì 2 settembre, hanno deciso di provare con un cerotto che contiene una sostanza vasodilatatrice; unico possibile effetto collaterale rarissimo: il mal di testa. Eccolo, dopo qualche ora arriva, quindi parlo con una delle dottoresse di Poggi e la convinco che non tollero il farmaco. A lei dico che lo tengo fino a dopo cena, per vedere se mi passa, in realtà, dopo poco, lo tolgo e… magia, dopo un’oretta finalmente mi passa. Avevo ragione. Peccato che oggi avevo una bella giornata di lucidità durante la quale potevo lavorare, invece è andata sprecata, stando male.
     Il mio amore se ne va al solito orario ed io mi addormento poco dopo le nove di sera e trascorro una bellissima nottata di riposo. Domani è la più lunga, non solo perché mi attendono otto ore di somministrazione, ma anche perché è, finalmente, l’ultimo giorno di ospedale.”
                                                                      .............continua - Terza parte

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