aveva, per un momento, inorgoglito ulteriormente la città con la collocazione di una sede istituzionale di sicura importanza.
     La decisione ministeriale, che ha scatenato reazioni politiche piuttosto veementi, lascia in eredità alla collettività, secondo una stima approssimativa, quasi 22 milioni di euro di denaro pubblico per affitti a vuoto e ristrutturazioni inutili nelle sedi di Bergamo e Benevento.
     Per Bergamo, la conseguenza di questa decisione è pesante, in quanto Comune e Provincia sono obbligati a rispettare il contratto con la società della Curia, proprietaria dell'immobile, fissato in sei anni più sei, per 20 mila euro al mese. Un contratto che, quindi, carica gli enti di una spesa enorme, vale a dire 120 mila euro all'anno almeno per i prossimi sei anni. Che il contratto possa essere consensualmente risolto è una possibilità non remota e probabilmente possibile, ma il fatto vero è che pesa molto l’aspetto formale di tutta la vicenda.
     In un momento storico nel quale lo Stato è chiamato a contenere la spesa pubblica, il comportamento del ministro appare incomprensibile tenuto conto che il dicastero, per voce di precedenti esponenti di governo, aveva assunto precisi impegni politici, contrattuali e morali nei confronti della comunità bergamasca sulla quale ora resta l’incudine di una esposizione economica destinata ad una finalità inutile.

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