stato creato "FAICONME". Per i ragazzi affetti da autismo giocare nel vero senso della parola è impossibile senza una guida e, a volte, è difficile anche con qualcuno accanto, così, per tre pomeriggi alla settimana, vengono affiancati da adolescenti, loro coetanei, per giocare insieme. Un aspetto molto bello di questa iniziativa è che i ragazzi autistici possono stare con i loro coetanei. Come chiarisce Maria Carla Marchesi: "Solitamente la loro compagnia è costituita da persone adulte, educatori e genitori, mentre in questo modo possono stare con altri ragazzi in un'atmosfera festosa, fatta di canti e di gioco. Ciò che rende questo procedimento ancora più bello è il fatto che abbiamo avuto un'ottima risposta da parte degli studenti delle scuole superiori."
     Dopo una pausa, il tono della direttrice si fa più serio: "I ragazzi autistici hanno un gran desiderio di stare insieme agli altri, anche se spesso non riescono ad esprimerlo e si pensa che preferiscano stare soli. Non è così: l'isolamento è una difesa dalla fatica della relazione con il mondo, ma non è vero che non la desiderino. Ecco perché i nostri progetti sono aperti, ovvero prevedono sempre un contatto con il mondo esterno: o il mondo esterno viene da noi, come gli studenti di "FAICONME", oppure siamo noi ad uscire, come per il Progetto Baita: con i volontari del CAI i ragazzi e gli operatori vanno in montagna. Sulla scorta delle dritte date dai primi, i ragazzi fanno una delle loro attività preferite, camminare, a volte trascorrendo anche la notte fuori. Anche questa iniziativa mira ad accrescere la loro autonomia: devono preparare lo zaino, portarlo, dormire in un letto che non è il loro. Per alcuni questo è un problemaccio," commenta la direttrice, sorridendo. Sempre appassionata, ci parla poi dell'ultima iniziativa sostenuta da Spazio Autismo, la più recente, ovvero la scuola di musica, aperta con il Comune di Bergamo presso l'ex scuola Tiraboschi di San Colombano. "Il nostro obiettivo è costituire un'orchestra sinfonica dove suonino anche ragazzi con autismo e ritardi cognitivi. L'esempio a cui ci ispiriamo è un centro di Milano, che ci dà anche consulenza scientifica: loro hanno già una orchestra sinfonica di questo tipo e ci hanno dimostrato come si possa costruire una attività bellissima. Gli effetti di questo progetto durano tutta la vita, poiché una volta che si sa usare uno strumento, esso può costituire una delle dimensioni in cui si svolgerà la vita futura di una persona affetta da autismo: così, arrivati a 40 anni, non avranno certo davanti la prospettiva del passato, dove tutti finivano all'ospedale psichiatrico, ma nemmeno quella di una situazione ferma, povera, bensì quella di continuo stimolo e di mantenimento delle potenzialità acquisite."

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