mondo totalmente scomparso dopo lo sterminio operato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Una perdita umana e culturale davvero irreparabili!
     L’umorismo dello “shtetl” è incredibilmente ricco, variegato, basato su personaggi tipici ed esilaranti come il rabbino esasperato, il mendicante affarista (lo “shnorrer”), lo sfigato (“schlemiel”) e il sognatore (“luftmentsch”). Qualche esempio? Ecco lo “schlemiel”: uno che cade sulla schiena e si rompe il naso o che quando fa il bagno si dimentica di lavarsi la faccia o che quando tira la corda a un uomo che sta annegando gli butta tutti e due i capi. Ed ecco lo “shnorrer” in azione: bussa alla porta di una casa di gente benestante; gli apre una signora dall’aspetto bonario, che gli dice: “Mio caro, oggi non ho in casa nemmeno una monetina. Torna domani che ti darò qualcosa.” Lui, con aria seccata: “D’accordo, ma che non si ripeta più! Lei non sa quale danno mi procura il dover fare dei crediti.”
     Dal fantastico mondo del villaggio ebraico est-europeo, veniamo ora agli arabi. Si potrà dire: qual è il nesso tra questi due mondi così lontani? Ebbene, il nesso c’è ed è più forte di quanto si possa immaginare. Basta addentrarsi per poche pagine nel “Sorriso della Mezzaluna” per rendersene conto: il punto d’incontro delle due culture sembra realizzarsi simbolicamente nelle figure esilaranti di Joha e di Nasreddin. Al tempo stesso stupidi e saggi, astuti e dementi, questi due personaggi della tradizione comica araba mediorientale e mediterranea hanno degli evidenti tratti in comune con i loro lontani “cugini” ebrei (e sarebbe anche superfluo far notare come il Joha arabo non sia poi altro che il gemello perfetto del Giochà ebraico e del nostro Giufà o Giucca: una figura universale della tradizione popolare). Tuttavia, nel libro di Branca-De Poli-Zanelli i confini dell’umorismo vengono dilatati dal passato al presente, fino ad entrare nel vivo della realtà sociale e politica dei nostri giorni. Dalla prima all’ultima pagina non si fa altro che ridere, alla faccia dello stereotipo - falsissimo - di un mondo islamico fatto solo di ayatollàh accigliati, devoti bacchettoni e terroristi pronti al martirio.
     Joha ne combina di tutti i colori. Un venerdì, il giorno islamico del raduno di preghiera nella moschea, s’improvvisa imàm, sale sul pulpito per fare la predica e chiede ai fedeli: “Sapete di cosa parlerò oggi?” Rispondono in coro: “No!” Lui allora li apostrofa: “Siete degli ignoranti, è inutile che io vi parli!” E se ne va. Il venerdì successivo risale sul pulpito e chiede: “Sapete di cosa parlerò oggi?” Rispondono in coro: “Sì!” E lui: “Se lo sapete, allora è inutile che io vi parli.” E se ne va. Di nuovo, il venerdì successivo, Joha sale sul pulpito e pone la stessa domanda. Metà dei fedeli risponde di sì e l’altra metà di no. E lui: “Bene, allora quelli che lo sanno lo riferiscano a quelli che non lo sanno.” E se ne va come le altre volte, piantandoli in asso.

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